Beato
Włodzimierz Szembek sdb

(1883-1942)

Vita

Włodzimierz era buono fin dall’infanzia. Non perché avesse tutto, ma perché aveva scelto di esserlo. Dio era per lui la fonte della vita e della felicità. Come don Bosco portava lacci tinti d’inchiostro nelle scarpe al posto dei lacci, perché aveva scelto la povertà. Come san Francesco aveva scelto i poveri e gli ultimi. Come san Massimiliano aveva donato la vita per il prossimo. E cosa avrebbe detto lui a tutto questo…? Quando arrivò la Gestapo, disse: “È una vergogna che abbiamo dovuto aspettare così a lungo.”

Infanzia e giovinezza

Don Włodzimierz Szembek nacque il 22 aprile 1883 nella località di Poręba Żegoty, nei pressi di Cracovia, come figlio del conte Zygmunt e di Klementyna, nata Dzieduszycka. Suo nonno era Włodzimierz Dzieduszycki, maresciallo della Dieta del Regno di Galizia e membro della Camera dei Signori del Consiglio di Stato austriaco.

Fu educato e formato in un ambiente profondamente cattolico dalla sua madre pia. Nel 1907 conseguì il diploma di ingegnere agronomo presso l’Università Jagellonica di Cracovia. Svolse il tirocinio agricolo in Grande Polonia e quello forestale in Piccola Polonia. All’età di 24 anni divenne plenipotenziario e amministratore del patrimonio materno, esteso su circa 3.000 ettari nelle località di Węgierka, Pruchnik e Kramarzówka nei pressi di Jarosław.

Tuttavia scelse la vita tra i poveri e la gente semplice, impegnandosi nell’apostolato dei laici. Viaggiava in terza classe, nel suo possedimento sedeva con la servitù, senza creare distanze tra le persone. Donava generosamente a tutti, scegliendo per sé una vita povera.

Probabilmente il ritratto più fedele della sua vita spirituale è stato tracciato dal parroco di Pruchnik: don Włodzimierz Szembek visse in quella parrocchia per 20 anni. Durante tutto quel tempo fu generoso verso gli altri e severo con se stesso. Nessuno si allontanava da lui senza aiuto; conduceva una vita molto semplice. Sosteneva congregazioni religiose, orfanotrofi e istituti educativi. Non dava mai scandalo a nessuno – edificava tutti con la sua pazienza e gentilezza, e soprattutto con la sua vita religiosa. Recitava il breviario e recentemente si accostava spesso ai sacramenti. Era circondato da rispetto, tanto che veniva considerato un santo. Si scoprì che in lui maturava lentamente la vocazione.

Cammino salesiano

Il 4 febbraio 1928 fu aspirante a Oświęcim, per osservare da vicino il lavoro e la vocazione salesiana. Convinto che quella fosse la sua strada di vita, alla fine del 1928 iniziò il noviziato a Czerwińsk sulla Vistola, che concluse con la professione religiosa il 10 agosto 1929.

Dopo i voti svolse il tirocinio educativo ad Aleksandrów Kujawski, poi studiò teologia nel seminario salesiano di Oświęcim e Cracovia, dove il 3 giugno 1934 ricevette l’ordinazione sacerdotale dalle mani del parente, il principe arcivescovo Adam Stefan Sapieha.

Successivamente lavorò a Cracovia come segretario ispettoriale, poi a Kopiec presso Częstochowa, dove grazie alla sua formazione agronomica insegnò agronomia, e di nuovo a Cracovia nel Seminario Maggiore della Società Salesiana, dove fu responsabile degli affari economici. Lo scoppio della Seconda guerra mondiale lo sorprese a Skawa.

L’arresto

Il 9 luglio 1942, nella casa salesiana di Skawa, fecero irruzione gli agenti della Gestapo e vollero arrestare il superiore della comunità, don Walenty Kozak, 72 anni, che doveva essere portato come ostaggio al posto di un aspirante fuggito. Don Włodzimierz si oppose e disse che prendessero lui al posto di don Kozak, perché questi era il superiore e doveva restare.

Una scena che ricorda la nota storia di padre Massimiliano M. Kolbe. Tuttavia, questa volta l’episodio ebbe un esito diverso: furono arrestati entrambi i salesiani. Fortunatamente, don Walenty fu rilasciato dopo due settimane. Il gesto eroico di don Szembek non rimase senza eco.

Martirio e morte

Don Włodzimierz Szembek fu trasferito al carcere di Nowy Targ e poi a Zakopane, dove trascorse più di un mese. Fu legato a un palo con le catene; i carnefici lo picchiavano, lo deridevano, lo schernivano e gli spezzavano le costole. Era detenuto in una cella di cemento, umida e fredda, senza pagliericcio né coperta, continuamente interrogato e sottoposto a torture. Un compagno di prigionia di quel periodo affermò che don Włodzimierz tornava dagli interrogatori sereno, senza tristezza né paura, senza odio verso i nemici e senza imprecazioni; anzi, esortava a pregare per i carnefici, perché così aveva fatto Cristo. Su questo punto i compagni di prigionia non riuscivano a essere d’accordo con don Szembek.

Successivamente, da Zakopane – con le articolazioni delle spalle lacerate, le costole fratturate e la gamba in cancrena – fu trasferito a Tarnów e poi ad Auschwitz. Nel campo fu assegnato ai lavori forzati, dove doveva trascinare un rullo per compattare il piazzale del campo.

Stremato, distrutto, picchiato e torturato, morì il 18 settembre 1942. Portava il numero di matricola nel campo 60019.

Processo di beatificazione

Don Włodzimierz Szembek è uno dei 122 Servi di Dio per i quali, il 17 settembre 2003, è stato avviato il secondo processo di beatificazione del secondo gruppo dei martiri polacchi della Seconda guerra mondiale. Il 24 maggio 2011, a Pelplin, si è conclusa la fase diocesana e tutta la documentazione è stata trasmessa alla Congregazione delle Cause dei Santi a Roma.

La Positio è stata consegnata il 21 luglio 2022 e il relatore è stato padre Szczepan Tadeusz Praśkiewicz OCD. Il postulatore della causa è don Pierluigi Cameroni, postulatore generale per le cause di canonizzazione della Famiglia Salesiana, che collabora con la dott.ssa Mariafrancesca Oggianu.

Martedì 28 marzo 2023, i consultori storici del Dicastero delle Cause dei Santi hanno espresso parere positivo sulla Positio suppletiva super martyrio di don Jan Świerc e dei suoi otto compagni, sacerdoti della Società di San Francesco di Sales, uccisi in odium fidei nei campi di sterminio tedeschi negli anni 1941–1942.

Il 24 ottobre 2025, Papa Leone XIV ordinò la pubblicazione del Decreto sul martirio e la sua inclusione negli atti della Congregazione per le Cause dei Santi.

Il 1° maggio 2026, Papa Leone XIV firmò una Lettera Apostolica affinché i Servi di Dio potessero essere chiamati Beati e stabilì il 23 maggio come giorno della loro commemorazione liturgica. Il 6 giugno 2026, a Cracovia, nel santuario di San Giovanni Paolo II, si tenne la cerimonia di beatificazione.

Preghiera

Lord Jesus Christ, conqueror of death, hell, and Satan, we thank You for the gift of love and courage that shone forth in Your servants, Fr. Włodzimierz Szembek and his Companions, who remained faithful to their vocation in persecution and martyrdom.

We humbly beseech You to glorify these Your heroic witnesses and to grant us the grace ………………………..………… through their intercession.

We ask this with confidence, You who live and reign for ever and ever. Amen.

God, Merciful Father,
we thank You for the witness of faith and fidelity
of Your servants, Fr. Włodzimierz Szembek and his Companions, Salesians, educators and martyrs,
who in the hour of trial gave their lives for Christ and for their brothers.

Through their intercession, strengthen us in faith,
grant us courage in our daily choices of good,
and teach us the love that conquers fear and death.

May their example lead us along the path of the Gospel toward the fullness of life in You.

Through Christ our Lord. Amen.

Varie

A count in a poor cassock. He came from a distinguished family, was an agricultural engineer, and managed a large estate (3,000 hectares). He joined the Salesians late, at the age of 45, renouncing wealth in order—as he himself said—“to become a saint more quickly” through obedience and poverty.

A voluntary hostage. When in 1942 the Gestapo arrested the Salesians in Skawa, Fr. Szembek volunteered to go to prison in place of his superior, Fr. Walenty Kozak. Although both were taken, his readiness to give his life for his confrere became an act of heroic love. Even though the thought of the Gestapo filled him with fear, at the moment of arrest he said with a smile: “It is a shame that we had to wait so long for this moment.”

Joy in suffering. In the prison in Zakopane, he was scourged at a post and held in a cell filled with water, where he could not even sit down. Despite the torture, he returned from interrogations radiant, thanking God that he could experience even a small share of the sufferings that Christ endured on the Cross.

A martyr at the roller. In Auschwitz, at the age of 59, he was harnessed to a large stone roller to level the roll-call square. This was work beyond his strength, intended to destroy him. He died of exhaustion, offering his life for the salvation of souls.

Martire presso il rullo. Ad Auschwitz, all’età di 59 anni, fu costretto a trainare un grande rullo di pietra per livellare la piazza dell’appello. Si trattava di un lavoro oltre le sue forze, volto a consumarlo. Morì di sfinimento, offrendo la sua vita per la salvezza delle anime.

Apostolo del perdono. Anche nell’inferno del campo insegnava ai compagni di prigionia a liberarsi dall’odio. Esortava al sincero perdono verso i carnefici, imitando in questo Cristo. Per gli altri era l’incarnazione della pace e un “vero santo”. Non si tratta di una semplice biografia. È la testimonianza di un uomo che, avendo tutto, scelse il servizio, e di fronte all’odio scelse l’amore. È la storia che mostra come la vera nobiltà non derivi dalla nascita, ma dalla grandezza del cuore.

Multimedia

More information about the future Blessed—such as articles, homilies, images, and other materials—can be downloaded by clicking the button. Materials are being added on an ongoing basis. If you have materials you would like to share, please send them to: niebo@salezjanie.pl.

Please include “dysk” in the subject line.

Ignacy Antonowicz →

Ignacy Dobiasz →

Karol Golda →

Franciszek Harazim →

Franciszek Miśka →

Ludwik Mroczek →

Włodzimierz Szembek →

Jan Świerc →

Kazimierz Wojciechowski →