Beato
Franciszek Miśka sdb

(1898-1942)

Vita

Uomo di grande spirito e saggezza, don Francesco era pieno di ottimismo. La fede lo aiutava a superare le difficoltà dell’occupazione e delle persecuzioni, dal tempo del campo di Ląd fino al martirio a Dachau. Verso la fine della sua vita, fu lui a rafforzare nella fede i suoi confratelli, diventando un esempio di come essere fedeli fino alla morte.

Infanzia e giovinezza

Francik nacque a Świerczyniec, nei pressi di Bieruń Stary, in Alta Slesia, il 5 dicembre 1898 come quinto figlio di Jan e Zofia, nata Pilorz, in una famiglia che contava in totale 11 persone (l’intera famiglia viveva a Bieruń). Fu battezzato l’8 dicembre 1898 nella chiesa di San Bartolomeo Apostolo a Bieruń. La famiglia si sosteneva con un piccolo podere di 15 ettari. Ciò che però costituiva la loro vera ricchezza era la fede che riempiva la loro casa.

Nella casa familiare dei Miśka doveva regnare una splendida atmosfera. Crescere un gruppo così numeroso di figli durante il periodo delle spartizioni e della Prima guerra mondiale era un’impresa non da poco. Fu proprio in famiglia che Francesco imparò a essere buono con gli altri, a sopportare coloro con cui era difficile convivere, ad aiutare e a perdonare. I genitori davano ai figli il miglior esempio di vita cristiana autentica, coltivando anche le tradizioni patriottiche: distribuivano libri e riviste polacche, cantavano canti patriottici e partecipavano alle attività della Società delle Biblioteche Popolari (Towarzystwo Czytelni Ludowych). Durante la Seconda guerra mondiale la famiglia nascose in casa persone ricercate dalla Gestapo e prigionieri fuggiti da Auschwitz.

Cammino salesiano

Frequentò il ginnasio a Oświęcim e, dopo averlo terminato nel 1916, fu ammesso al noviziato a Pleszów, dove il 24 luglio 1917 emise i primi voti religiosi. Dopo gli studi filosofici a Cracovia svolse il tirocinio educativo a Przemyśl e a Oświęcim. Emise i voti perpetui a Oświęcim il 25 luglio 1923. Successivamente partì per Torino-Crocetta per studiare teologia. Lì, il 10 luglio 1927 ricevette l’ordinazione sacerdotale. Dopo l’ordinazione lavorò a Przemyśl come consigliere scolastico e catechista in un orfanotrofio gestito dai salesiani. Dopo due anni fu trasferito a Vilnius come catechista nella scuola salesiana. Nel 1931 divenne direttore di una grande opera salesiana a Jaciążek, che guidò per cinque anni. Nel 1936 assunse la direzione della casa dei Figli di Maria, cioè di uomini che in età più matura avevano riscoperto la vocazione salesiana, e divenne anche parroco a Ląd sulla Warta.

Dopo lo scoppio della guerra nel 1939 svolse per alcune settimane il servizio di cappellano militare, per poi tornare nuovamente a Ląd e riprendere il ruolo di parroco.

L’arresto

Fu proprio nella casa familiare che don Francesco fu arrestato dai carnefici tedeschi. Il 6 gennaio 1941 le autorità tedesche trasformarono l’istituto salesiano di Ląd in un carcere per sacerdoti delle diocesi di Włocławek e Gniezno-Poznań, nonché di altre diocesi, e per un gruppo di salesiani presenti nella casa. Tra i prigionieri temporanei vi era il vescovo Michał Kozal, oggi beato, e un gruppo di seminaristi della diocesi di Włocławek. La Gestapo nominò allora don Franciszek Miśka superiore di tutti gli internati, rendendolo responsabile della disciplina e del comportamento dei prigionieri. Egli si prendeva cura, come poteva e spesso a proprie spese, dei confratelli. Aveva in sé uno spirito di eroismo. Sosteneva spiritualmente i sacerdoti e i chierici presenti.

Tutti i prigionieri furono poi deportati a tappe nel campo di concentramento di Dachau.

Martirio e morte

In quel periodo don Francesco fu anche due volte trasferito a Inowrocław e a Gniezno, dove venne picchiato fino a sanguinare e a perdere conoscenza. Da Ląd fu poi trasferito al campo di transito di Konstantynów presso Łódź il 6 ottobre 1941 e il 30 ottobre fu deportato nel campo di Dachau. Nel campo fu assegnato a lavori estenuanti. Quando fu costretto a trasportare grandi pentoloni di zuppa, si fratturò un braccio.

Morì di malattia e sfinimento il 30 maggio 1942, domenica della Santissima Trinità. Prima della morte pregava e consolava gli altri, infondendo coraggio ai compagni di prigionia. Il suo corpo fu cremato nel forno crematorio.

Processo di beatificazione

Don Francesco Miśka è uno dei 122 Servi di Dio per i quali, il 17 settembre 2003, è stato avviato il secondo processo di beatificazione del secondo gruppo dei martiri polacchi della Seconda guerra mondiale. Il 24 maggio 2011, a Pelplin, si è conclusa la fase diocesana e tutta la documentazione è stata trasmessa alla Congregazione delle Cause dei Santi a Roma.

La Positio è stata consegnata il 21 luglio 2022 e il relatore è stato padre Szczepan Tadeusz Praśkiewicz OCD. Il postulatore della causa è don Pierluigi Cameroni, postulatore generale per le cause di canonizzazione della Famiglia Salesiana, che collabora con la dott.ssa Mariafrancesca Oggianu.

Martedì 28 marzo 2023, i consultori storici del Dicastero delle Cause dei Santi hanno espresso parere positivo sulla Positio suppletiva super martyrio di don Jan Świerc e dei suoi otto compagni, sacerdoti della Società di San Francesco di Sales, uccisi in odium fidei nei campi di sterminio tedeschi negli anni 1941–1942.

Il 24 ottobre 2025, Papa Leone XIV ordinò la pubblicazione del Decreto sul martirio e la sua inclusione negli atti della Congregazione per le Cause dei Santi.

Il 1° maggio 2026, Papa Leone XIV firmò una Lettera Apostolica affinché i Servi di Dio potessero essere chiamati Beati e stabilì il 23 maggio come giorno della loro commemorazione liturgica. Il 6 giugno 2026, a Cracovia, nel santuario di San Giovanni Paolo II, si tenne la cerimonia di beatificazione.

Preghiera

Signore Gesù Cristo, vincitore della morte, dell’inferno e di Satana, Ti ringraziamo per il dono dell’amore e del coraggio che hanno brillato nei Tuoi servi don Franciszek Miśka e i suoi Compagni, fedeli alla loro vocazione nelle persecuzioni e nel martirio.

Ti supplichiamo umilmente di glorificare questi Tuoi testimoni eroici e di concederci la grazia ………………………..………… per la loro intercessione.

Con fiducia Ti preghiamo, Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

Dio, Padre misericordioso,
Ti ringraziamo per la testimonianza di fede e di fedeltà
dei Tuoi servi don Franciszek Miśka e dei suoi Compagni,
salesiani, educatori e martiri,
che nell’ora della prova hanno donato la vita per Cristo e per i fratelli.

Per loro intercessione rafforzaci nella fede,
donaci coraggio nelle scelte quotidiane del bene
e insegnaci l’amore che vince la paura e la morte.
Fa’ che il loro esempio ci guidi ogni giorno sulla via del Vangelo
verso la pienezza della vita in Te.

Per Cristo, nostro Signore. Amen.

Varie

Un comandante che fu un padre. I tedeschi nominarono don Franciszek “comandante” del campo di internamento di Ląd, volendo farne uno strumento di terrore. Egli però utilizzò questo incarico per diventare un angelo custode di oltre 100 sacerdoti imprigionati, mitigando la durezza dei gestapisti con diplomazia e doni.

Rimase, anche se avrebbe potuto fuggire. Aveva la possibilità di scappare (come altri confratelli) oppure di essere trasferito in cambio di collaborazione, ma rifiutò. Scelse consapevolmente di restare nel monastero, perché si sentiva responsabile della vita dei prigionieri affidati alle sue cure, sapendo che la sua fuga avrebbe comportato ritorsioni contro di loro.

Un seminario segreto nel cuore del campo. Nonostante i severi divieti, grazie al suo coraggio e alla sua capacità organizzativa, nel campo di transito di Ląd si tenevano regolarmente lezioni seminaristiche e i sacerdoti potevano celebrare ogni giorno la Santa Messa, cosa che dava loro forza spirituale.

Una breccia nelle file del nemico. Compié un atto di straordinario coraggio pastorale, battezzando il figlio di un soldato della Wehrmacht. Questo evento, considerato una “breccia nelle file del nemico”, gli salvò una volta la vita, ma gli attirò anche brutali torture a Inowrocław.

Martire del “privilegio”. A Dachau morì come vittima del cinico “privilegio” riservato ai sacerdoti. Costretto a trasportare pentoloni da 50 litri di zuppa bollente, nonostante un braccio fratturato e l’estremo sfinimento, lavorò fino alla fine. Cadde sotto il peso del recipiente, offrendo la vita nel servizio agli altri. Questa non è una semplice biografia. È la testimonianza di un pastore che non fuggì quando arrivarono i lupi. È la storia del fatto che anche in un sistema disumano si può salvare la propria umanità e quella degli altri.

Multimedia

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